Obesità vs Curvy: ma se iniziassimo a chiamare le cose col loro nome?

Quella che vedete nell’immagine di copertina si chiama Emma Hill, ha zilioni di follower su Instagram e viene definita una modella curvy.

Ma non sarà che invece in questo caso bisognerebbe chiamare le cose col loro nome e parlare di obesità?

Emma Hill è una ragazza giovane e come detto, è una star del web: aziende di moda di vario tipo se la contendono e la pagano fior di quattrini affinché faccia da testimonial ai loro brand.

La più recente è stata Primarkhttps://www.primark.com/it/homepage azienda irlandese specializzata nella vendita di abbigliamento low cost, presente ad oggi in undici nazioni, che da lavoro a ben 51.251 dipendenti e dall”esorbitante fatturato di  5,949 miliardi di sterline (dati ufficiali rilasciati nel 2016).

Disclaimer: questo non è un pezzo CONTRO Primark né CONTRO Emma Hill, ma una considerazione più generale sulla moda, il dismorfismo culturale e compagnia bella.

Se è vero che su Instagram molti follower di Primark hanno duramente criticato la scelta dell’utilizzo di questa modella “curvy” tanti altri l’hanno difesa.

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Sul suo profilo personale Emma Hill, ha, oltre ad una schiera di bavosi amanti del genere “curvy” (e questo dimostra che i bavosi, come gli scarafaggi del famoso libro, non hanno re) tantissime ammiratrici che la sostengono e che, probabilmente, si identificano con lei. La ragazza -giustamente dal suo punto di vista- cavalca l’onda non risparmiando foto e pose in cui ostenta in modo sexy tutta la sua abbondanza.

Considerati i dati riportati dall’organizzazione mondiale della sanità, è scontato che nel mondo ci siano molte più persone -possiamo dirlo?- obese, e simili per aspetto a questa giovane donna che, per esempio, ad una Giselle Bundchen o a una delle tante modelle magrissime, al limite dell’anoressia che si sono viste di recente scarpinare su e giù nelle ultime sfilate, con buona pace degli stilisti che a voce prendono distanza dall’eccessiva magrezza, ma che poi sopra la taglia 38, ai casting scartano le indossatrici.

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Per concludere: l’obesità è uno dei principali problemi di salute a livello mondiale sia perché è in costante (e preoccupante) aumento non solo nei Paesi occidentali ma anche in quelli a basso-medio reddito sia perché è un gravissimo fattore di rischio per varie malattie croniche quali quelle cardiovascolari, il diabete mellito di tipo 2, e diversi tumori.

Si stima che il 44% dei casi di diabete tipo 2, il 23% dei casi di cardiopatia ischemica e fino al 41% di alcuni tumori sono attribuibili all’obesità. L’obesità rappresenta infine il quinto più importante fattore di rischio per mortalità globale e i decessi attribuibili al questa, che dovrebbe essere considerata una malattia a tutti gli effetti, sono circa 2,8 milioni all’anno nel mondo.

La moda, Instagram, i nuovi media, noi tutti abbiamo delle responsabilità verso chi ci legge, chi ci segue, chi può essere influenzato dai modelli che la società ci offre. Sarebbe pertanto auspicabile che chi può farlo, proponesse stili di vita sani, normali e senza eccessi né in un senso né nell’altro.

E voi, cosa ne pensate?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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